Digital Marketing

Dipendenza Social

Francesco Degortes No Comments

Mi manchi. Da quando sei andata via, la mia vita non è più la stessa. Si lo so è solo un giorno, ma svegliarmi e non trovarti, con tutto quel mondo fantastico che hai dentro. Ancora non capisco cosa sia successo, perché sei andata via così. Mi sento perso, isolato, è come se andandotene avessi portato via con te tutto il mio mondo. Ti prego torna…Connessione.

Iniziamo da qui: se ti sei trovato a scrivere parole di questo tipo o le hai anche solo pensate quando il tuo cellulare ti ha abbandonato o hai avuto problemi di connessione, con tutta probabilità questa storia di internet ti è sfuggita di mano.

Che viviamo in una “realtà” iperconnessa si sa, che tutti siamo gelosi possessori di uno smartphone, pc o tablet o tutti e tre contemporaneamente pure, che tutti abbiamo almeno un profilo su un social network che sia Facebook, Twitter, Instagram o altro, manco a dirlo.

Ma quali sono i rischi di un uso sbagliato di questi strumenti? Quanto tempo della nostra giornata passiamo connessi? In quale, tra le varie psicosi da connessione ci rispecchiamo?

Potremmo partire con una notizia sensazionale: molte persone che trascorrono una grande quantità di tempo online non soffrono di alcun disturbo.

Il secondo step potrebbe essere, identificare quei comportamenti che rappresentano invece un campanello d’allarme per la relazione tra l’individuo e la sua connessione.

Facciamo un breve elenco.

(1)  Se vieni colto da stati d’ansia e agitazione per la smania e il bisogno di accedere a internet.

Preoccupati.

(2) Se hai vinto la sfida contro il fumo, ma i ripetuti tentativi di ridurre l’uso di internet sono falliti miseramente.

Preoccupati, magari meno del primo caso, ma non sottovalutarlo. 

(3) Se sopraggiungono le crisi di astinenza accompagnate da: ansia, irritabilità, depressione, allora il problema è serio.

(4) Se desideri navigare più del/la tuo/a Compagno/a… potrebbe bastare cambiare partner.

(5) Se cambi la foto profilo 1 volta al giorno e non sei un gran nuotatore, fai attenzione agli specchi d’acqua: Narciso docet. Una interessante curiosità riguardo la scelta della foto profilo arriva da uno studio pubblicato su International Journal of Psychology, secondo il quale le origini culturali avrebbero una forte influenza nella tipologia di foto utilizzate. Risulterebbe che gli utenti occidentali (culture individualiste) tendano a preferire immagini in primo piano che si focalizzano sul viso del singolo individuo, mentre gli utenti orientali (culture collettivistiche) foto profilo che includono maggiori caratteristiche del contesto, cioè del background che sta attorno alla persona ritratta nella foto. Così, tanto per.

(6) Se ad ogni ‘mi piace’ ti senti come Fabio Grosso dopo il rigore contro la Francia nel 2006 e per ogni post ignorato ti senti Renzi dopo il referendum costituzionale, forse dovresti rivedere la lista delle cose che contano nella tua vita.

(7) Se senza la tua amata connessione ti senti finito, un Robinson Crusoe alla deriva, spera che una qualche Venerdì ti faccia rinsavire.. A riguardo è stato coniato un termine apposito, nomofobia  (dall’inglese “no-mobile”), o sindrome da disconnessione, che si verifica nei soggetti dipendenti quando non possono collegarsi ad internet per svariati motivi (non c’è linea, c’è sovraccarico, hanno lasciato a casa lo smartphone, hanno la batteria scarica, ecc.)

Se pensi di essere affetto da uno di questi disturbi, forse faresti meglio a prenderti un periodo di riflessione, che non deve essere per forza definitivo. Se userai le parole giuste lei capirà e una volta superata questa fase potrete riprendere una relazione sana e felice, tu e la tua amata (connessione)… In fondo internet e gli stessi social, se utilizzati nel modo giusto, possono essere di grande aiuto, rendere la conoscenza più facile, far sentire gli amici più vicini, un ottimo passatempo e una buona opportunità di guadagno, cosa da non sottovalutare.

Ma torniamo a noi e ai nostri social-disturbi.

L’Internet Addiction Disorder (o dipendenza da internet) viene classificata come un disturbo da discontrollo degli impulsi (Ivan Goldberg 1995).

Riguarda diversi tipi di comportamento disfunzionale on-line: dipendenza cybersessuale, gioco d’azzardo patologico, dipendenza dai social network, videogiochi, shopping compulsivo, etc.

Tale dipendenza si sviluppa principalmente in soggetti con pre-esistenti disagi psicologici (ansia, depressione, altre dipendenze), magari in periodi di vita stressanti e/o particolarmente critici per eventi negativi (lutti, separazioni, problemi economici/lavorativi, ecc.)

I sintomi psico-fisiologici più evidenti sono mal di testa, tachicardia, disturbi alla vista, insonnia, confusione mentale, amnesie.

Questo tipo di soggetti tendono ad isolarsi, cercando soddisfazione e appagamento nel mondo virtuale, luogo in cui possono crearsi una nuova identità perdendo i contatti con la realtà.

Viene creato un mondo parallelo e irreale, dove tutto sembra possibile e, sicuramente, più bello e attraente; la persona si sente libera di far tutto ciò che vuole perché sa di poter beneficiare dell’anonimato e di una certa impunità.

Un gruppo di ricerca dell’università di Bergen ha sviluppato un metodo per misurare il livello di dipendenza degli utenti di Facebook: la Facebook Addiction Scale.

Dalle risposte degli studenti ai quali è stato somministrato il test è risultato che i soggetti più inclini alla dipendenza da facebook siano gli utenti più giovani  e che le persone con elevati livelli di dipendenza da facebook tendenzialmente presentino una disregolazione dei ritmi sonno-veglia.

Meno a rischio di dipendenza da facebook invece sarebbero le persone più organizzate e più ambiziose che tendono ad utilizzare i social network come parte integrante nel loro lavoro; anche l’essere donne sembra essere un fattore protettivo dall’insorgenza della facebook addiction.

5 differenti tipi “sociali” da evitare:

L’associale o maleducato.

Questo individuo vive il cellulare come una prolungamento della sua mano e non si stacca da lui per nessuna ragione. A tavola usa una posata alla volta, poiché vive con una mano eternamente occupata, alle volte usa il telefono per tagliare la carne o al posto del pane per accompagnare il cibo. Il suo più grande sogno è che venga inventatoe un kit tipo coltello Svizzero da attaccare allo smartphone. Altra simpatica abitudine, quando parla non vi guarda mai negli occhi, ma non per timidezza.

Il controllore

È colui che deve costantemente verificare se ci sono notifiche sul suo telefonino. Al mattino la prima azione che compie è prendere il cellulare dal comodino e controllare tutti gli account e i vari posti di amici e conoscenti, operazione da ripetere rigorosamente la notte prima di addormentarsi.

Lo spaesato

Individuo privo di rete 3/4G o WiFi, o con telefono scarico e senza possibilità di usufruire di un carica batterie. Si riconosce da un evidente stato di agitazione, pupille dilatate e frasi sconnesse.

Il Narciso

Si aggira allegramente per la città con il mondo sempre alle spalle. Una selfie Gioconda. Sconsigliate le vacanze in sua compagnia, perché oltre a costringervi a partecipare alla gara di selfie-selvaggio, vi ritrovereste spiattellati su ogni social con le espressioni più bizzarre. Tale personaggio potrebbe soffrire di un ulteriore disturbo detto “Uomo bandierina”, affetto da desiderio compulsivo e irrefrenabile di geolocalizzarsi ovunque, anche quando si trova al bagno.

L’Appman

Questo animale sociale a piccole dosi potrebbe anche risultare simpatico. È in possesso di tutte le app più idiote mai inventate e passerà il tempo a trasformarti in supereroe, a farti ballare con nani o altri personaggi bizzarri e grazie a lui entrerai a far parte di una dei miliardi di caricature dell’Urlo di Munch.

I 5 contatti da bannare:

L’incazzato

Facilmente riconoscibile, è quello che occupa la tua bacheca bestemmiando contro tutti e tutto, che vive in un eterno complotto e il mondo fa schifo, ci sono solo corrotti, nessuno lo merita e la Juve ruba, il governo pure, la Chiesa anche, la musica di oggi fa schifo… che potrebbe per certi aspetti trovarmi d’accordo, ma una cosa bella mai?

Il depresso

Lui è quello che posta solo frasi super esistenzialiste, canzoni tristissime e vi aggiorna su tutti gli emozionanti avvenimenti della sua vita: ‘ciao sono sveglio’, ‘ehi sto mangiando’, ‘oggi sono andato in bagno, sempre a lavoro, non mi ama nessuno, buonanotte a tutti. Grazie mille, davvero’.

Il credulone

Il credulone è un personaggio che fa tenerezza, è il re delle fake news, le condivide tutte, commentandole e sbalordendosi di dove stia andando a finire il mondo.

Il postatore compulsivo

Posta tutto sempre, foto, canzoni, articoli, aforismi, condivide ogni cosa appaia sulla sua bacheca.

Gli innamorati

Questa è la razza più pericolosa, perché vogliono a tutti i costi far sapere al mondo quanto si amano e quanto son felici e si scattano le foto assieme sul divano con messaggi amorosi continuando a commentarsi su facebook anche se si trovano a 20 cm di distanza. Se poi aggiungi che ogni due mesi cambia il partner…

Finita la carrellata giocosa dei frequentatori del web proviamo a dare qualche numero e per farlo mi affido ad un report di ‘We are social: Digital, Social & Mobile 2015′: 

Il 46% della popolazione mondiale utilizza internet, gli account attivi sui social sono più di 2,3 miliardi, pari al 31%  e ben il 51% della popolazione usa dispositivi mobile.

Per quel che riguarda il nostro paese invece, trascorriamo online mediamente 4 ore e 28 minuti da PC/laptop, 2 ore e 12 minuti da mobile e 2 ore e 30 minuti sono dedicati all’utilizzo dei social.

Sono 37,6 milioni le persone che utilizzano internet (il 63% della popolazione)

Gli account attivi su piattaforme social sono oggi 28 milioni, e 24 milioni interagiscono attraverso smartphone: la piattaforma più utilizzata è Facebook seguita da WhatsApp.

Dare un’occhiata alla varie tendenze potrebbe tornare molto utile per pianificare una buona strategia di marketing ed ottimizzare gli investimenti pubblicitari.

Destinazione Landing Page

Francesco Degortes No Comments

Eccoci qua come promesso (con una settimana di ritardo), dopo l’escursione Giapponese (vedi articolo a scuola di html) siamo pronti per un altro viaggio. Dove atterreremo quest’oggi?

Parlo di atterraggio non a caso, perché la nostra storia andrà a finire su una Landing Page (pagina d’atterraggio appunto), quindi cinture allacciate, accendete ogni apparecchio elettronico, si la nostra compagnia aerea è differente, e pronti a visitare una pagina web fatta solo per voi… tutti voi.

Arriverete nel posto che avete sempre desiderato e non vedrete l’ora di viverlo.

Quindi mettetevi comodi e rilassatevi. Siete pronti? Si atterra!

Cerchiamo un pilota. Ehi, ehi niente panico, non avete mai viaggiato su un aereo senza pilota? Scherzo c’è l’automatico, ma non è molto bravo a portare giù questo gigante. Non fatevi prendere dal panico, ora cerchiamo un buon link o una pubblicità adatta e il gioco è fatto.

Qualche informazione di servizio.

La Landing page (l’oasi fantastica in cui stiamo arrivando) è una pagina web, un minisito a pagina unica, ottimizzata per una specifica parola chiave, o frase, per “attrarre” i motori di ricerca, sulla quale si “atterra” dopo aver cliccato su un banner pubblicitario, una campagna pay per click su Google AdWords, inserzione Facebook Ads, un’iniziativa di Direct Email Marketing o su un link all’interno di un sito o blog: abbiamo trovato il pilota. Visto? Vi stavate preoccupando inutilmente. Si ora fa l’annuncio. No non può entrare nella cabina a guardare il panorama, però nella fila 17 c’è un posto finestrino. Che dice? E’ superstiziosa? Scherzavo, non abbiamo la fila 17, però un posto finestrino libero se desidera lo troviamo. Mi scusi, ma devo finire il claim.

E’ una pagina dedicata a un prodotto o servizio specifici, studiata appositamente per spingere l’utente(noi) a compiere un’azione (Call to action): iscriversi alla newsletter, compilare un form o effettuare un acquisto, dando in cambio un qualche servizio o vantaggio: sconti, prodotti in regalo o semplicemente l’informazione che il “futuro cliente” stava cercando.

Lo scopo principale di una Landing Page è quello di spingere l’utente a fornire informazioni di contatto personali tramite un modulo, per poi trasformare il “lead” in cliente, o convincere l’utente ad acquistare un prodotto o servizio online, quindi “convertire” un anonimo navigatore del web in un contatto e futuro cliente.

Lo so non vedete l’ora di arrivare, eh?

Una buona landing page:

  • deve sposarsi perfettamente con quanto dichiarato nella comunicazione pubblicitaria,
  • avere un linguaggio semplice, essenziale e persuasivo,
  • non deve contenere elementi che possano distrarre l’utente, come link ad altri contenuti o informazioni troppo generiche,
  • deve avere una grafica accattivante e funzionale, focalizzata su quello che si vuole che l’utente faccia (compilare il form, acquistare il prodotto),
  • deve avere tutti gli strumenti (pulsante “calltoaction”, form) ben visibili.
  • deve essere collegata ad un sistema di statistiche come Google Analytics e Yandex Metrica in modo da monitorare il numero di visite, conversioni e spostamenti e azioni sulla pagina compiute dall’utente. Dati utili per ottimizzare la tua pagina.
  • deve essere responsive, cioè deve adattarsi automaticamente al dispositivo col quale viene visualizzata pc, tablet o smatphone.

Quando arrivi sulla pagina devi pensare: ecco quello che cercavo. Vi sto portando proprio dove volete andare. Si ora passo col caffè.. come dice? Macchiato? Ah, lei lungo non troppo caldo? No signora, shackerato non è possibile…

Le landing pages sono sostanzialmente di due tipi:

  • Squeeze page: in cui l’utente viene spinto a lasciare i propri dati di contatto attraverso un form.
  • Sales Page: pagina di vendita, l’utente viene spinto ad acquistare un prodotto o servizio.

Perché giriamo in tondo? Ancora non è stato dato l’ok all’atterraggio. Fanno l’A/B test.

No nessuna epidemia. No signore nessuna malattia tropicale. Se vi diamo il voto? No, in realtà sarete voi a dare il voto. No, non può guidare l’aereo superando l’A/B test. Si certo il test è anonimo, un test di gradimento.

Ora vi spiego come funziona:

è un test che serve a capire l’efficienza di una landing page: si crea la stessa pagina cambiando la disposizione degli elementi, esempio: una con il form a destra e l’immagine a sinistra e una con l’immagine in alto e il form in basso. Utilizzando degli strumenti di analisi (vedi sopra), si può capire quale pagina funzioni meglio. Se, ad esempio, stiamo chiedendo troppi dati e non otteniamo conversioni dovremmo provare una versione più semplice del modulo, o viceversa, se otteniamo troppi contatti irrilevanti può essere utile usare un form più dettagliato. Un’altra cosa utile potrebbe essere testare le variazione di posizione e colore del pulsante della Call to Action per capire quale opzione è più efficace.

Ci siamo, allacciate le cinture.

La forza della landing page è che offre al visitatore quello che sta cercando, inoltre sapendo esattamente cosa ha spinto l’utente a visitare la pagina, è possibile rendere più naturale il passaggio dall’annuncio alla conversione.

No non fatevi riconoscere, niente applauso.

Esistono strumenti o servizi online per creare delle Landing Page, come visual composer, instapage, landing page manager etc.

Grazie per aver scelto la nostra compagnia e arrivederci.

No signore non può portarsi via il giubbotto salvagente come ricordo. Lo sappiamo entrambi che non è per suo figlio. Le è piaciuto il viaggio? Allora se vuole può mettere un like qua sotto… come dice? Ha delle cose da aggiungere? Le può scrivere qua sotto. La ringrazio ancora. Arrivederci.

A scuola di html

Francesco Degortes No Comments

Le vacanze sono finite ed è ora di tornare sui banchi.

Fatta la scorta di grasso per affrontare il freddo inverno, the winter is coming…da un pezzo, siamo prontissimi, forse, a buttarci, con un po’ di nostalgia, nel mare del web. Nel mare della rete? Ma che vuol dire? Io ho sempre visto le reti a mare, ma…stop. Facciamo i seri. Ci tuffiamo nel web, senza mare, no nostalgia, no amarcord… pesci suicidi.

Cosa tiriamo fuori dalla rete? Una lingua nuova.

Oggi impareremo a parlare html. Solo le nozioni base, quelle necessarie alla sopravvivenza del turista.

Il linguaggio nasce in terra elvetica (CERN di Ginevra) tra la fine degli anni 80 e inizi 90 del XX secolo
(quando Ligabue portava i capelli lunghi, gilet muccati e gli stivali, Will Smith era il principe di  Bel Air e per chiamare un amico si suonava al campanello di casa), ma oggi è parlato in tutto il web e la gente gira col risvoltino. I Padri dell’Html sono Tim Berners-Lee e Daniel Connolly che nel 1993 ne pubblicarono la prima definizione. Anche l’html ha la sua Accademia della Crusca, chiamata W3C (World Wide Web Consortium) che a partire dal 1994 ha la prerogativa sullo sviluppo del linguaggio… e il mondo divenne selvaggio.

L’HTML (Hyper Text Markup Language = Linguaggio di marcatori per ipertesti) è un linguaggio di formattazione (evolutosi nel tempo, oggi siamo all’html5), che descrive le modalità di impaginazione o visualizzazione grafica (layout) del contenuto, testuale e non, di una pagina web attraverso tag di formattazione (l’ho preso da wikipedia).

In parole semplici l’html, non è altro che una serie di indicazioni o elementi (tag) che indicano dove e come deve essere visualizzata una pagina web: la foto a destra, il testo a sinistra, lo stile da utilizzare, quando andare a capo, il grassetto, i colori etc, creando così un documento multimediale.

I documenti HTML sono in grado di incorporare molte tecnologie, linguaggi come CSSJavaScriptXMLJSON e altre applicazioni multimediali, che permettono di aggiungere al documento ipertestuale controlli più sofisticati sulla resa grafica, interazioni dinamiche con l’utente, animazioni interattive e contenuti multimediali.

Non lo si può definire comunque un linguaggio di programmazione sebbene supporti l’inserimento di script e oggetti esterni quali immagini o filmati, ma più di impaginazione ipertestuale. Iper(testuale) perché la lettura può non essere lineare, è possibile cioè saltare da un documento all’altro o da un punto all’altro dello stesso documento, attraverso parole chiave usate come collegamenti ipertestuali (hyperlink). Di solito queste parole sono colorate di blu o in grassetto o sottolineate per renderle riconoscibili: html

Divago un attimo, ma neanche troppo:

In contemporanea all’html nasce anche l’http L’HyperText Transfer Protocol  (protocollo di trasferimento ipertesto), che è il protocollo utilizzato per il trasferimento dati tra server e browser. (la pagina web scritta in html viene trasportata dal server al browser utilizzando questo protocollo)

E’ come se ti trovassi in Giappone in visita da un amico.

Tu sei tu, fin qui tutto bene e in Giapponese sai dire solo arigatò, che manco lo sai scrivere. Chiedi al tuo amico di andare a comprare il pesce

Il tuo amico (browser) si reca in pescheria (il server) per domandare il pesce (pagina web) al commesso che lavora in pescheria (server web: software in funzione sul server). Il serverwebpescivendolo consegnerà la merce imbustata (protocollo http). A questo punto devo forzare un po’ l’esempio. solo il tuo amico sa come scartare il pesce. Il tuo browseramico tornerà a casa e tolto l’involucrohttp ti consegnerà il tuo bel pescefrescopaginaweb. Forse era meglio l’esempio del traduttore.

Invertendo: tu digiti la pagina che vuoi raggiungere (pesce), il browser (il tuo amico) raggiunge il server (la pescheria), e chiede al server web (il pescivendolo) la pagina web desiderata (pesce). Il server web(pescivendolo) consegna la paginaweb(pesce) al tuo browser(amico), httpimbustataeimpacchettata per portarla sullo schermo del tuo pc(casa). Il browser(amico) elaborando le informazioni scritte in html ti mostrerà una pagina semplice ed ordinata ( se lo sviluppatore è stato bravo) in modo che tu possa usufruirne facilmente.

Togliendo, il pescivendolo, il tuo amico, il Giappone (lo so ti piaceva l’idea della vacanza nipponica)… rimane quanto segue:

I documenti HTML vengono immagazzinati sui dischi rigidi di macchine elaboratrici (computerserver) costantemente collegate e connesse alla rete Internet. Su queste macchine è installato un software specifico (web server) che si occupa di produrre e inviare i documenti ai browser degli utenti che ne fanno richiesta usando il protocollo HTTP per il trasferimento dati. (anche questo preso da wiki). Scusate se il lavoro è già fatto, e fatto bene, perché non sfruttarlo. Furbo come un vecchio lupo di mare, o forse quella era la volpe.

Nella definizione abbiamo detto che l’html determina la disposizione della pagine attraverso tag di formattazione, ma cosa sono questi tag (contrassegni)?

I tag sono una serie di contrassegni appunto,  rappresentati tra parentesi uncinate o angolari, i segni di minore “<” e maggiore “>”, e solitamente ne troviamo uno di apertura es. <B> e uno di chiusura </B> , costituito da una sbarra che precede il nome del tag ( in questo caso B, che sta per bold = grassetto).

esempio: <b> ciao </b> la parola ciao viene visualizzata in grassetto sul tuo pc o smartphone.

I tag possono anche essere racchiusi l’uno dentro l’altro, in questo caso si dice che sono annidati.

Es. <b><I> ciao<I> </b>

I sta per italic = corsivo  quindi vedremo scritto ciao.

Alcuni tag come  <img>, che serve per inserire un’immagine in un determinato punto della pagina, o <br>, che serve per andare a capo, non necessitano del tag di chiusura; in questo caso si parla di tag a chiusura implicita.

In XHTML, una variante di HTML4, invece, la chiusura implicita è proibita e tutti i tag devono essere sempre chiusi, in questi casi usando il carattere ‘/’ alla fine del tag stesso ( <img />; <br />).

Per realizzare un documento HTML non c’è bisogno di un particolare programma, ma è sufficiente un semplice elaboratore testi come il Blocco Note.

Anche se oggi è possibile delegare la scrittura del codice HTML ad applicazioni specifiche, gli editor html come WYSIWYG, che generano il codice vero e proprio automaticamente permettendo al designer di occuparsi dell’aspetto grafico finale della pagina.

La struttura del documento html viene detta ad albero annidato. I tag <html> e</html> delimitano tutto il documento. Questo tag  serve a comunicare al browser che tutto quello che è compreso in questo intervallo è stato redatto secondo il linguaggio di contrassegno HTML.

All’interno dei tag <html> troviamo tutte le informazioni su come sarà la nostra pagina web.

Lo standard prevede che siano sempre presenti due sezioni ben distinte e disposte in sequenza ordinata:

  • L’header=intestazione, delimitata tra i tag <head> e </head>, che contiene informazioni di controllo normalmente non visualizzate dal browser, con l’eccezione di alcuni elementi come La coppia di tag <TITLE> e </TITLE> che delimitano il titolo.
    Tutto ciò che viene digitato tra questi due tag appare nella barra del titolo (è la barra che si trova più in alto nella finestra del browser).
  • Il body=corpo, delimitata tra i tag <body> e </body>, che contiene la parte informativa vera e propria, ossia il testo, le immagini e i collegamenti che costituiscono la parte visualizzata dal browser e racchiude quindi tutti gli altri tag che verranno utilizzati per dar vita al documento HTML.

 

<HTML>
             <HEAD>
                            <TITLE>marketingacolori</TITLE>
             </HEAD>
             <BODY>

                            <H1 align=center>A scuola di html</H1>

                             <P>Spero che l’articolo vi sia piaciuto.</BR>Continuate a seguirci.

                              <P>Ciao a tutti.

                              <P>Alla prossima <BR> Francesco Degortes

               </BODY>
</HTML>


Per vedere il risultato:

  1. Apri l’elaboratore testi (Blocco Note)
  2. Copia e incolla il testo 
  3. Salva il file con il nome ciao.html
  4. Apri il file in questione.

H sta per Header = titolo che può avere un valore da 1 a 6

P sta per Paragraph = paragrafo

Br sta per Break = interruzione

I tag <P> e <Br> non necessitano tag di chiusura </P> e </BR>

I tag <P> e <H> supportano l’attributo align=allineamento, che ha tre parametri:

  1. align=right – allineamento a destra;
  2. align=center – allineamento al centro;
  3. align=left – allineamento a sinistra;

 

Spero che questo articolo vi abbia fatto entrare nel mondo Html sorridendo e senza sbadigliare troppo.

 

Alla prossima!

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